carlopar

Giugno 18, 2008

I moduli in QP (2a parte)

Archiviato in: QP — carlopar @ 10:26 am
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In questo post vedremo invece come farci un modulo web che possa stare sul sito della nostra beneamata biblioteca.

PER FARE UN MODULO PERSONALIZZATO DOVETE PARTIRE DA UN TEMPLATE A SCELTA TRA QUELLI CHE SI TROVANO QUI:

http://www.questionpoint.org/support/documentation/templates/patronquestionforms.html

In questa pagina, oltre a una serie di istruzioni, trovate quattro esempi di moduli, più o meno complessi, e che si possono scaricare visualizzandoli (cliccateci sopra) e poi con il solito procedimento “salva pagina con mome” dei principali browser.

Template vuol dire “modello, schema“, ma quello che qui interessa è che con lo schema scarichiamo soprattutto i comandi (java script) che fanno funzionare il modulo.

E’ questo modello che dobbiamo adattare ai nostri bisogni, inserendolo poi all’interno della nostra pagina web, QUINDI NON DOVETE ADATTARE IL MODULO CHE AVETE DEFINITO CON IL FORM EDITOR DI QP e che abbiamo visto nella prima parte, ma agire sul template scaricato integrandovi i campi che avete deciso di definire sul form editor di QP.

Per esempio nel caso di Chiedi in Biblioteca abbiamo visto il modulo definito in QP ; ora si tratta di arrivare a scriverne uno da mettere nelle pagine della Regione, come infatti abbiamo fatto nel modulo di prova.

Ho preso un template, come spiegato sopra; nel mio caso ho scelto il template numero 2 perché più vicino al risultato finale che volevo ottenere.

A questo punto passiamo alla fase “cancella le cose americane e mettici invece le cose tue, leva l’inglese e metti l’italiano”; per questo ci siamo rifatti a quanto spiegato in:

http://www.questionpoint.org/support/documentation/templates/addingquestionform.html

Come tutte le pagine in linguaggio di marcatura, il template comincia con la parte “head”: dovendo infilare questo modulo in un’altra pagina, che ha la sua di intestazione, ho cancellato tutto fino al commento:

<!– Begin script that validates proper text entry in form –>

che appunto annuncia l’inizio dello “script” Java che rende efficiente il modulo per i notri scopi

I commenti, ovvero i pezzi di testo che sono racchiusi tra <!– –> danno ottime indicazioni.
Ovviamente se invece dovete fare tutto dall’inizio, la parte Head con metadati e compagnia cantante ce le metterete.

In ogni caso non dovete modificare nulla di quanto si trova tra:

<script language=”JavaScript”>
e
</script>

salvo tradurre i messaggi in italiano; ma questo lo vedremo alla fine.

La prima cosa da fare è dire al modulo che dovrà mandare le domande al vostro QP; questo si ottiene andando a scrivere l’ID del vostro servizio in una riga di comando: i commenti vi aiutano; cercate:

<!– Begin library hidden input field –>
<!– Replace the value attribute “1″ with your library’s QuestionPoint institution ID, supplied by OCLC, in the library hidden input field –>
<input type=hidden name=”library” value=”1″ >
<!– End library hidden input field –>

Quindi dovete conoscere il vostro codice di biblioteca, per sostituirlo a “1″ in
<input type=hidden name=”library” value=”1″ >.
Il numero lo trovate entrando nel vostro account QP (ho evidenziato in celeste nella figura quello di CiB).
dettaglio numero ID del servizio in QP

Ora dovete indicare la lingua del modulo; andate a cercare la riga di commento:

<!– Begin language hidden input field –>
e quindi il corrispondente comando:
<input type=hidden name=”language” value=”1″>
dove al posto di “1″ scriverete “25″, che è il numero dell’italiano.

A questo punto già potete provare a mandarvi delle domande, per vedere se il form funziona. In caso positivo, procedete a personalizzare e a mettere i campi che volete voi.

Provate a mettere intestazioni e logo vostri; il template propone:

<p><img src=“../documentation/templates/images/image_placeholder.gif” width=“200″ height=“110″ alt=“Alt tag for your graphic” border=“1″></p>
<!–Introductory text about QuestionPoint. Modify or delete as desired.–>
<p>Your introductory text </p>
<p><a href=“http://www.questionpoint.org/crs/html/home/patron_authorize.htm”>Check
Your Questions and Answers</a></p>

che corrisponde a un titolo, un logo, un testo introduttivo e il link all’area utenti.
parte descrittiva del template #2

Potete cancellare tutto, o meglio personalizzare per esempio così:
<p><img src=“vostrologo.jpg” border=“0″ width=“90″ height=“66″ alt=“logo del servizio” align=“left”>
</p>
<!–segue testo introduttivo–>

<p>Questo servizio cerca risposte …etc…</p>

Per esempio questa parte in CiB appare così:
intestazione modulo cib

INSERIRE I CAMPI

per inserire i campi bisogna usare dei pezzi di codice html forniti in questa particolare pagina di aiuto:
http://www.questionpoint.org/support/documentation/templates/addingquestionfields.html

scegliete “il pezzo di codice” che corrisponde al tipo di campo che avete definito:

  • testo
  • area di testo
  • lista a cascata
  • bottoni

Nel template ci sono ovviamente dei campi che dovete solo tradurre, come “question”, o “e-mail”, dei campi invece da aggiungere.

Vediamo per esempio come la citata pagina di aiuto ci dice di fare per ottenere un campo con lista a cascata. Le parti da cambiare sono

<label for “fieldX” accesskey=”Y”>ZZZZZ:</label>
<input type=”hidden” name=”labelX” value=”ZZZZZ”>
<select name=”fieldX” id=”fieldX”>
<option value=”0″ selected>Select one</option>
<option value=”Value1″>Value1</option>
<option value=”Value2″>Value2</option>
</select>

E’ qui che vi servirà quanto avete scritto nel form editor di QP (vedi sempre parte 1). Infatti dovete individuare l’idetificativo del campo per sostituire la X in “fieldX” e il nome del campo per scriverlo al posto di “ZZZZZ”.

Prendiamo per esempio il campo “professione” che ho messo nel modulo di prova di CiB:

<label for “field45″ accesskey=”P”>*Chi sei?</label>

come vedete qui al posto di “ZZZZZ” ho messo un’etichetta scelta da me (”chi sei?”), perche’ qui scrivo l’etichetta, ovvero quello che vedrà l’utente.

Ma da dove ho preso quel “field45″ per sostituire “fieldX”? Semplice: sono andato sul modulo che avevo definito in QP, e che ricorderete, nel caso di CiB, si trovava a un particolare indirizzo.

Una volta raggiunto il modulo web che avevato creato in QP, visualizzate il codice della pagina (in firefox si fa con ctrl-x, o visualizza/sorgente pagina); nel caso del campo “professione” troverete:
<input type=“hidden” name=“label45″ value=“professione”>

Ecco da dove salta fuori il “45″ per professione.
Ripetiamo l’operazione per il resto del campo, sostituendo l’identificativo di campo e il nome di campo.

Attenzione: dove indica value=”valore” bisogna mettere esattamente il nome che abbiamo scelto nel form editor, mentre le opzioni scrivetele in modo comprensibile per gli utenti.

<input type=”hidden” name=”label45″ value=”professione”>
<select name=”field45″ id=”field45″>

<option value=”0″ selected>Scegli dalla lista</option>
<OPTION value=”0_Altro 15/25 anni”>Ho da 15 a 25 anni</OPTION>
<OPTION value=”1_Altro 26/45 anni”>Ho da 26 a 45 anni</OPTION>
<OPTION value=”2_Altro 46/65 anni”>Ho da 46 a 65 anni</OPTION>
<….etc. etc.>
</select>

Questa tiritera va praticamente ripetuta per tutti icampi che vi servono

Giugno 17, 2008

I moduli in QP (1a parte)

Archiviato in: QP — carlopar @ 5:41 pm
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PREMESSA: quando tutto il resto fallisce leggere le istruzioni

Traducendo in parte le pagine di help di Question Point, e su richiesta di colleghi interessati, cerco di spiegare come fare un modulo web di QP, come personalizzarlo e come inserirlo nel proprio sito.

Le pagine di aiuto in inglese dalle quali attingo le informazioni si trovano a partire da:

http://www.questionpoint.org/support/documentation/templates/patronquestionforms.html

Qui non trovate scritto quello che QP effettivamente fa, ma quello che io sono riuscito a farci, seguendo il principio “quando tutto il resto fallisce, leggere le istruzioni”. Questo articolo è pallosissimo perché - appunto - si tratta di istruzioni.

1 PROGETTATE IL MODULO

Come sempre, per prima cosa, bisogna progettare il modulo, e quindi stabilire quali campi usare, la loro denominazione e tipologia in base alle caratteristiche dell’utenza destinataria, cercando di piegare il più possibile le caratteristiche di QP alle proprie necessità.

2 SCRIVERE IL MODULO DENTRO QP

QP ha una funzione di scrittura moduli interna all’area di gestione dell’amministratore del SUP (se non siete amministratori non avete diritto di usare questo editor di moduli). Attraverso questo strumento potete creare un modulo web che avrà un indirizzo con radice www.questionpoint.org/…
Non è possibile scegliere forme e colori, poiché ovviamente templates e fogli di stile non li potete decidere voi.

Usare l’editor di moduli di QP è però importante perché è lo strumento con il quale deciderete quali campi definire e come, e quello che definirete qui potrete usarlo nel modulo personalizzato.

Ecco come ho fatto io (salto alcuni dettagli, come scelta antispam, lingua, aspetto):

1 - posizionarsi in amministrazione/moduli/gestione moduli/

2 - andare direttamente a Campi modulo.

qui troverete una serie di campi che potete decidere di usare selezionandoli

non è possibile selezionare più di dieci campi.

Si tenga conto però che i campi “e-mail”, “domanda” (obbligatori e inseriti di suo dal sistema) e “nome” (facoltativo) non rientrano nel conto, quindi di fatto si arriva a 13 campi.

Potete:

a - scegliere tra i campi elencati, spuntando la casella accanto al nome del campo e cliccando “aggiungi”
b - crearne di vostri cliccando “aggiungi campo personalizzato”

  • molte delle opzioni presenti nei campi precompilati sono pensate per le biblioteche anglosassoni, o sono tradotte in forme scarsamente comprensibili per l’utenza italiana. Ovviare usando delle etichette di campo amichevoli e consuete per la vostra utenza;
  • nei campi personalizzati con liste a cascata non è possibile definire più di trenta opzioni, che non sono poche ma non sono nemmeno infinite;

Ricordatevi di terminare le operazioni con “Salva”.

Esempio: i campi scelti per il modulo di Chiedi in Biblioteca


Telefono [Casella di testo]
La tua risposta preferita [Lista radio button]*
Possiamo segnalarti fonti [Lista radio button]*
Biblioteca di riferimento (o comune di residenza) [Casella di testo]*
Scadenza? [Seleziona elenco|Valore preinserito]
Motivi della ricerca? [Seleziona elenco|Valore preinserito]
Fonti consultate [Area di testo]
professione [Seleziona elenco|Voce personalizzabile]

Tra quadre il tipo di campo scelto. I campi con asterisco li ho creati io, gli altri erano presenti e li ho usati. Per esempio “professione” esisteva già come lista personalizzabile, dove ho potuto scrivere io le varie voci (studente, insegnante, nano del circo etc…), mentre “Motivi della ricerca” è un campo esistente e precompilato con una serie di opzioni predefinite. Vedremo poi come le ho adattate ai miei bisogni.

Il passo successivo è “Crea modulo e-mail“, dove opteremo per “Seleziona campi e-mail” per aggiungere dei testi esplicativi (in realtà per ora da evitare, sembrano scritti dal frate di “quelli della notte”), o il comando “Assegnazione”, importante per forzare l’assegnazione della domanda a un particolare bibliotecario (operazione che vedremo in altro post, forse). Qui tra l’altro compaiono i campi in più:

“domanda” (non modificabile)
“e-mail” con la possibilità in impostazioni di scegliere i criteri di controllo e validazione di questo campo (da nessun controllo, all’obbligo di scrivere due volte l’indirizzo)
“nome”

A proposito: attenzione al comando “impostazioni”: è qui che potete decidere se un campo sarà obbligatorio.

A questo punto potete decidere come ordinare i campi (è intuitivo e non sto a spiegarlo), infine cliccherete su “visualizza modulo e-mail” e se il risultato ottenuto va vene su “pubblica modulo e-mail”, e avrete il vostro modulo presso un indirizzo da data base; per es. quello di Chiedi in biblioteca sta in:

http://www.questionpoint.org/crs/servlet/org.oclc.admin.BuildForm?&institution=12935&type=1&language=25

Si noti di passaggio che l’URL indica l’ID dell’istituzione (12935 in questo caso) e la lingua (language=25, ovvero italiano).

Nel prossimo post vedremo come invece creare e inserire un form personaizzato nel nostro sito, quindi con url, stili e regole grafiche stabilite da noi o dalla nostra amministrazione, a partire da quanto abbiamo definito qui, nel form editor di Question Point.

Giugno 9, 2008

Per un servizio di reference della re…

Archiviato in: Reference: che fare? — carlopar @ 6:18 pm

Per un servizio di reference della rete SDIAF

Carlo Paravano

1. Premessa:

1.1 - questa riflessione, che deve portare alla creazione / convocazione di un gruppo di lavoro delle biblioteche del Sistema Documentario Integrato dell’Area Fiorentina (SDIAF), può essere applicata a qualsiasi altro sistema o gruppo di biblioteche che intendano cooperare nel campo dei servizi di informazione all’utenza. Essendo bibliotecario dello SDIAF lo propongo per prima cosa allo SDIAF

1.2 - Il reference on line non è un servizio sperimentale, accessorio o di avanguardia: è un servizio di base necessario e che costituisce un carattere originale forte delle biblioteche in generale e delle biblioteche pubbliche in particolare.

1.3 - Si propone qui di razionalizzare e facilitare il lavoro di reference attraverso la cooperazione e la condivisione delle risorse, così come il prestito interbibliotecario moltiplica il tasso di utilizzo del patrimonio facilitando la circolazione.

1.4 - Così come il prestito interbibliotecario ha aumentato la produttività delle biblioteche, creando pero’ nuove routine di servizio e nuovi carichi di lavoro, non si deve nascondere che un servizio di reference on line correttamente organizzato porterà a nuovi carichi di lavoro e routine di servizio, che però la cooperazione renderà gestibili e soprattutto renderà estremamente più produttivi.

2. Di cosa si sta parlando?

“cerco un’opera che elenchi gli scrittori stranieri che sono vissuti a Firenze negli ultimi tre secoli…”
sto iniziando una ricerca sulle Case del Fascio della Toscana. Vorrei conoscere testi e enti…”
salve, dovrei fare una ricerca sulla giustizia divina nei promessi sposi,…”

A domande del genere, tutte le biblioteche dello SDIAF sanno in qualche modo rispondere, direttamente o contattando biblioteche più grandi. Nessuno si sogna di rifiutare un servizio del genere, o di definirlo estraneo alla missione della biblioteca, anzi…
Il reference online nasce da una constatazione banale: sempre più gente si pone domande e cerca risposte mentre si trova in rete. In realtà più avanzate ci si pone anzi il problema di essere presenti lì dove il bisogno informativo si forma (servizi via sms, edicole informative in luoghi come stazioni ferroviarie o mercati etc.). Se riconosciamo che il servizio (processo) di reference è qualcosa di più che semplicemente un botta e risposta, ammetteremo che iniziare ad affrontare il tema del servizio online è qualcosa di più che mettere la scritta da qualche parte sul web “per eventuali domande scrivere a biblio@biblio.it”.

3. Il reference è un servizio senza futuro?
Spesso ci poniamo il problema della obsolescenza del servizio di reference oggi; non a caso l’indirizzo di apertura di un importante convegno che si terrà in America ad agosto si intitola “Reference in the Age of Wikipedia, Or Not…”
(http://www.bcr.org/referencerenaissance/schedule.html ).
C’è qualcuno che ha ancora voglia di rivolgersi online alle vecchie e lente biblioteche pubbliche, oggi che esistono così tanti strumenti? Dipende dal valore aggiunto che sappiamo dare; ci sono delle cose che si trovano in biblioteca, nei nostri cataloghi o scorrendo gli indici dei nostri repertori. La biblioteca spesso puo’ fare da tramite per contattare l’esperto locale, l’ufficio specifico, il funzionario addetto, l’ente competente. Può aiutare ad usare fonti complicate, come può essere la De Agostini Giuridica, o Liber Data Base per un utente che non ci ha mai messo le mani.
Questo fa valore aggiunto.

4. Il valore aggiunto e la cooperazione

Nella costruzione di valore aggiunto la cooperazione ha un ruolo decisivo. In primo luogo la rete offre un servizio fatto dalla somma di molte specializzazioni: per prima cosa c’è chi è specializzato in Scandicci, chi in Oltrarno, chi in Figline etc.; in secondo luogo la rete può attivare abbonamenti e fruire di condizioni (ho fatto l’esempio di Liber data base, ma le prospettive sono tante) che mettono anche l’operatore più remoto in grado di dare un servizio di valore. E soprattutto si possono sviluppare vocazioni e specializzazioni locali: Bagno a Ripoli ha una vocazione per la pedagogia, Figline per il teatro, Scandicci per il cinema, Palagio ha l’emeroteca storica e una tradizione di circolo letterario etc.
Lo SDIAF soprattutto ha poi sviluppato un intenso rapporto con moltissimi istituti culturali della città, alcuni con spiccate vocazioni; si va dalla storia del movimento operaio alla statistica, dall’arte alla musica, dal servizio sociale alla storia della scienza.
Siamo sicuri che il prestito interbibliotecario sia l’unico modo di far fruttare la ricchezza di questa rete?

5. Da che parte cominciare?
Per partire occorrono tre cose (in ordine di importanza):

5.1 Una policy, ovvero un documento che definisca a chi si rivolge questo servizio e cosa fa (e quindi cosa è); cosa non fa (e quindi cosa non è) chi lo fa e in che modo lo fa.
C’è già quella di Chiedi in biblioteca che può essere opportunamente rivista ed adattata, cosa che ho fatto in parte in questo documento per un reference delle reti toscane. La policy è decisiva anche per decidere forme e livelli della comunicazione e promozione.

5.2 Un gruppo di lavoro: non si tratta di trovare il gruppo di gonzi che risponderà anche per conto degli altri. Deve essere chiaro che tutti sono tenuti a rispondere a domande che riguardano il proprio territorio o la propria utenza, così come tutti sono tenuti a rispondere alle richieste di prestito interbibliotecario. Quindi sono dell’idea che almeno tutte le biblioteche pubbliche/territoriali dello SDIAF debbano iscriversi al servizio dando la propria mail, mentre le istituzioni culturali possono fungere da esperti/consulenti per le materie di competenza.
Ovviamente ci vorrà un gruppo di lavoro che tenga le fila, un coordinamento che badi affinché il servizo non si interrompa e mantenga una certa coerenza.
Si tenga presente che ci si può aspettare una certa attenzione da parte della Regione, che potrebbe tradursi in sostegno finanziario o in fornitura speciale di servizi, quindi non si tratta solo di sacrificarsi per la patria.

5.3 Uno strumento di gestione che qui ed ora può essere Question Point, per una serie di motivi più o meno prosaici:

- è a carico della Regione, e in prospettiva ha un costo che nel peggiore dei casi non supera i 600 euro / anno per tutta la rete;
- ha funzioni pensate appunto per la cooperazione, tra cui la gestione del contatto con esperti, l’inidirizzamento ad altre istituzioni etc.;
- può essere usata anche per gestire transazioni della singola biblioteca;
- non è difficile da apprendere, almeno nelle sue funzioni più essenziali.
dello strumento di gestione faranno parte anche i moduli per la raccolta delle domande.

6. Tappe
Le tappe pootrebbero essere:
6.1 (giugno) convocazione di una riunione, con appello in particolare alle istituzioni più sensibili, d’intesa con il coordinamento SDIAF. In questa riunione si mostrerà il funzionamento del sistema di gestione e ci si confrontera’ sullle linee guida essenziali. I colleghi interessati potranno effettuare periodi di prova come bibliotecari di Chiedi in biblioteca (senza adesione formale o impegnativa).
6.2 stesura delle linee guida, anche attraverso discussione su lista postale
6.3 preparazione dei moduli di raccolta delle domande
6.4 prova del servizio (in appoggio a Chiedi in biblioteca)
6.5 (aprile) richiesta formale alla Regione Toscana di una licenza per l’apertura del servizio.

7. Servizi della singola biblioteca
Una singola biblioteca può personalizzare il modulo di raccolta domande d amettere sul proprio sito web, e si può inserire un comando che forzi, anche nel sistema cooperativo, l’assegnazione della domanda fatta con quel particolare modulo alla biblioteca in questione. La scelta organizzativa, in linea con quanto espresso al punto 5.2, potrebbe anche essere quella di avere un modulo per biblioteca, più uno generico sul sito dello SDIAF.

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